10 ago 2017

...ristrutturare e arredare casa: anche un'arredatrice può farcela, inizia la mia avventura!

Ecco, è arrivato il momento.  Sono arredatrice, non abito più con i miei da quando ho 23 anni e possible che questa sia la prima volta che arredo casa mia? Possibile, possibile.

La domanda è: e adesso? Ho intitolato questo post così perchè, dato il mio lavoro, può sembrare piuttosto facile ristrutturare e arredare casa mia. Invece non si sta rivelando una passeggiata. Sarà perchè in fatto di arredo ne ho già viste parecchie ma all'inizio di questo percorso che vi racconterò ero (tanto) confusa e (poco) felice. Pian piano le cose adesso cominciano a prendere forma: io sono il tipo che deve metabolizzare le idee, perchè prima ha l'illuminazione e poi devo ragionarci sopra.

E poi ci sono le aspettative degli altri: vuoi che un'arredatrice non abbia una casa particolare? Si perchè devi sapere (posso darti del tu) che l'aggettivo particolare oramai mi esce dalle orecchie: è infatti la parola più usata dalle persone quando cercano di descrivermi il mobile che stanno cercando. Che poi ovviamente nel 99% dei casi si rivela una bufala: non stanno cercando nulla di particolare ma che vuoi che ti dica, è una parola che va di moda.

Ma torniamo a noi.
non sapendo da dove cominciare, ho pensato di iniziare da questo.

ELENCO DI COSE CHE AVREI VOLUTO:

- parquet in legno
- madia anni '60 originale danese possibilmente non più alta di 70 cm, lunga almeno 180 cm. da inserire nel soggiorno al posto della parete attrezzata
Madia anni 60 su Etsy

- cucina senza pensili e con una bella cappa in ferro o comunque una cappa arredo
- piastrelle colorate in cucina o in bagno tipo azulejos
- carta da parati in soggiorno o in camera da letto matrimoniale
- un mobile non ben definito dallo stile industriale
- pochi ninnoli perchè odio spolverare

Ma dimenticavo:
1. di avere due figli, un compagno e un cane e una dannata necessità di contenimento
2. che non dovevo arredare una splendida ed enorme cascina in campagna ma un ordinario appartamento in città (... che poi è un piccolo paese qualunque in una provincia emiliana).

Il risultato non c'è ancora perchè i lavori di ristrutturazione sono appena iniziati, ma è chiaro che nel progetto non ci saranno buona parte di queste idee. Non mi arrendo e le elargirò a un cliente qualora si presenti l'occasione.

Questo era solo l'intro, direi di partire ora con post più "succulenti", con i idee e progetti, scelta di arredi, abbinamenti di colori e se vorrai potrai seguirmi in questa avventura e darmi una tua opinione o consiglio (o ancora meglio, uno sconsiglio).

A presto, con il prossimo post! :)



12 giu 2017

Come si fa a dimenticare il proprio figlio in macchina? A me è capitato

Non ho neanche approfondito, mi è bastato leggere il titolo: bimbo dimenticato in macchina, muore.

E così ho pensato di scriverti.
Mi è bastato il titolo per farmi venire un nodo nello stomaco. Mi è assalito il panico e mi è mancato il respiro. Si, il bambino non era mio, eppure mi è mancato il respiro. Ho cominciato a pensare: come si fa a dimenticare il proprio figlio in macchina? A me è capitato. E’ capitato per una decina di secondi che mi sono bastati per farmi mancare il respiro per cinque minuti e per pensare al fatto che “non è possibile che sia successo a me” per tutto il giorno. Ancora adesso se ci penso mi manca il respiro. 


 Jacopo ha quasi 5 anni, in macchina non si addormenta mai e chiacchiera tutto il tempo. Poi è arrivata lei, Agata, una neonata. Un giorno stavo andando a un appuntamento di lavoro. Forse non avevo dormito bene, una condizione normale quando si ha una bimba appena nata. In realtà non sono sicura neanche di questo, ma importa qualcosa? Ho parcheggiato e preso la borsa, sono scesa dalla macchina e l'ho chiusa con la chiave mentre mi allontanavo. Fatto due passi dopo averla chiusa mi ha attraversato un brivido: la stavo dimenticando. Anzi, per una decina di secondi l’ho dimenticata, completamente.

Non emetteva alcun rumore, nessun pianto, dormiva beatamente. E io la stavo dimenticando. Mi viene da piangere se ci penso. Mi manca il respiro. E’ una sensazione che uno non può capire. Come non mi sono capacitata per tutto il giorno il fatto che sarebbe potuto succedere.

Come è successo?
Succede che non dormi la notte o se dormi, dormi qualche ora e poi ti svegli perché hai il papà che lavora a un’ora da casa e la mattina parte presto, così tu ti devi alzare per accompagnare il bimbo più grande a scuola. Poi hai un appuntamento di lavoro e ovviamente sei in ritardo. Così appena lasciato il bimbo più grande cominci a ripassare quello che devi dire all'appuntamento e ti perdi tra i tuoi pensieri. E neanche ti accorgi che lei si è addormentata. E neanche ti accorgi che nel giro di un’ora hai fatto l’inimmaginabile

Come è successo?
E’ semplice, è più semplice a farlo che a raccontarlo.
Così penso a te, quella mamma che ha dimenticato la sua bimba in auto. Penso a tutta quella gente, crudele, che l’ha giudicata e a quelli che hanno avuto il coraggio di scriverle cattiverie. Penso alle madri perfette che hanno scritto “io non capisco” o ancora peggio “io non la perdono”. Penso alle madri perfette che mandano i figli alla scuola perfetta che hanno un lavoro perfetto e un marito perfetto e scrivono sui social e sui gruppi per giudicare senza essere mai giudicate.
Poi ci sono quelle come me e te, che di perfetto non hanno nulla e che si “smazzolano” (termine bolognese per dire “si fanno il mazzo” ergo “il culo” e scusate il francesismo) per essere buone mamme senza troppe pretese. E che in tutto questo, qualcuna si dimentica per un attimo il figlio in macchina e quel attimo lo pagano una vita intera tra rimorsi e sorrisi sottratti.

Le circostanze attenuano il dolore? No ma forse giustificano.
Non leggerai mai questo post. Ma ovunque tu sia, non sei sola. Ti sono vicina e ti abbraccio fortissimo. E mi scuso per tutte quelle madri perfette che non capiscono che stai già pagando la tua pena. E che continuerai a pagarla per tutta la tua vita.
Un abbraccio immenso,
Silvia